The FIT Factor

Tag: facebook

Il libro delle facce

di luca, set.22, 2009, cat. web

are we friends or aren’t we, God?
because Facebook Dot Com seems to equivocate on the matter
” [cit.]

lino tempo fa scrisse un bel post (e relativo seguito) sui nuovi trend del web moderno. Ovviamente non poteva mancare di citare il Faccialibro ma il suo discorso era comunque più generico. A questo punto non voglio farmi scappare l’occasione di essere il primo FIT-author a dedicare un pezzo esclusivamente a Facebook!

Non si può negare che sia uno degli eventi internet-social-mediatici dei nostri tempi… ne parlano riviste, passa ogni tanto nei mezzi di [dis]informazione di massa, ne scrive il nostro disinformatico italiofono (mentre curiosamente finora non ne ha mai parlato il Grillo nazionale, probabilmente è una chicca che riserva ai suoi spettacoli dal vivo). Se poi siete utenti di internet o frequentate utenti di internet, in particolare tra gli 8 ed i 98 anni di età, vi sarà sicuramente capitato, in un modo o nell’altro, l’invito a mettere la vostra faccia nel libro.

facedook - be different

Chi mi conosce lo sa, e chi mi legge può probabilmente intuirlo, io appartengo invece a quella strana razza degli anti facebook: non ci sono, non sono connesso, sono diverso. La mia faccia non è nel libro, e ne vado fiero. È una questione di paranoia da privacy? di anticonformismo? di disinteresse? di stile di vita? di principio? Un po’ di tutte, e tanto di nessuna.

Non mi classificherei tra i “paranoici” ma difendo comunque ferocemente la mia privacy, e non mi piace l’idea di accumulare fatti miei negli archivi di qualcuno. Il singolo ‘post’ è insignificamente, quando diventano tanti e di tante persone invece le informazioni nascoste abbondano: Facebook l’anno scorso ha raggiunto i cento milioni di utentiche già di per sé è una cifra ragguardevole, e nel momento in cui scrivo veleggia sopra ai trecIento milioni (fonte Facebook statistics).

La maggior parte di questi utenti non vede l’ora di scrivere i fatti suoi per la gioia dello spiattellamento globale mentre il Libro raccoglie ed archivia (vedi anche la (non-)privacy policy che accetta chi s’iscrive) e ne fa ciò che vuole – non illudetevi di averne il controllo, nemmeno l’illuminatissima Legge Italiana può venirvi in aiuto: “Usando Facebook, acconsenti che i tuoi dati personali siano trasferiti e trattati negli Stati Uniti” (Privacy Policy -> Informazioni Raccolte). In questo, come in innumerevoli altri casi, il rispetto degli accordi tra le due parti (sito ed utente) è in realtà una questione a senso unico: l’utente ripone fiducia nei gestori del sito perché… loro stessi gli han detto di fidarsi. La policy stessa che accettate può essere variata, unilateralmente, da Facebook, ovviamente senza preavviso alcuno e senza bisogno del vostro consenso. Tutti i dati immessi nel sito, siano essi parte del vostro profilo “pubblico”, siano fotografie od altro materiale multimediale, messaggi o qualsiasi altra cosa “riservata”, fino ai feedback e commenti sul sito stesso, etc… insomma qualsiasi cosa, diventa di Facebook – e non per modo di dire, visto che rinunciate ai vostri diritti sulle informazioni e materiali che inserite, i quali diventano proprietà e ©opyright di Facebook ora e per sempre.

Con una tale mole di dati si può fare di tutto, anzi il problema non è più racimolare informazioni (ne hanno già fin troppe), di fatto la questione è solo come riuscire a vedere ciò che ci interessa isolandolo dal rumore di fondo: lì dentro c’è di tutto, c’è il mondo. E non è nemmeno detto che sia solo chi sta dietro al FacciaLibro ad accedere a tali dati… parte di essi sono pubblici a prescindere e visibili a chiunque abbia un account, parte dovrebbero essere riservati ma non sempre lo sono davvero.

L’home page recita gagliarda “Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita“. Ma stiamo scherzando? Un sito internet rivolgendosi a me si permette, nella sua magnanimità, di aiutarmi con le persone della mia vita??? Io sono in contatto con le persone della mia vita, e se non sono più in contatto con qualcuno c’è un motivo!
In Italia il boom di Facebook è stato bene o male durante il 2008, ormai è dilagato, è endemico. Eppure non vedo,
In the Real Life, trarne grandi vantaggi, per lo meno nulla che vada oltre al “ho reincontrato Tizio che non sentivo da anni e l’ho salutato”. Semmai, ho visto scenate, discussioni e litigi originati dal faccialibro: ti ho tolto l’amicizia, no me l’hai tolta tu, ho letto che il giorno X hai scritto Y e io credevo Z, e via dicendo. Gli esempi abbondano e vanno dal ridicolo al patetico ad entrambi insieme.

Non nego il vantaggio pratico che può portare come strumento di comunicazione: è dimostrato come le notizie viaggino molto più velocemente tra le persone che usano il Faccialibro – in pratica un enorme catalizzatore di pettegolezzi :)
Purtroppo non è, materialmente, possibile godere di questa comodità di comunicazione senza finire, prima o poi ed in un modo o nell’altro, di incappare nei millemila lati (IMHO) negativi del sito.

D’altra parte non ci vuole un genio per notare lo stridente contraddittorio di Facebook: tutti lo usano per pubblicare informazioni, per renderle comodamente visibili e rintracciabili, per farsi trovare, etc., eppure la stragrande maggioranza di questo materiale “pubblico” è precluso a chi non sia iscritto al sito ed abbia accettato la sua ridicola policy.

Grazie tante, non fa per me. Chi vuole essere in contatto con me sa come farlo, tutti gli altri stanno bene dove stanno.

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The next Trend: Web 3.0 (seconda parte)

di lino, gen.23, 2009, cat. roadmaps

Se non lo avete già fatto, per capire a fondo il contenuto di questo articolo sarebbe bene leggere la prima parte che trovate qua, o anche no.
Abbiamo parlato di social networks, web 2.0, scarsa qualità (overall) dei contenuti sparsi in giro, scarsa qualità a livello estetico e di significato. 

Abbiamo parlato di youtube, di come siano indietro di qualche anno per quanto riguarda l’encoding video ma nonostante ciò siano sulla cresta dell’onda (giustamente, per l’idea e la capacità di averla diffusa)

Ma andiamo avanti un po’ e cerchiamo di capire (o perlomeno ci proviamo) cosa succederà nei prossimi mesi a livello di rivoluzione su internet.
Ho riflettuto molto ultimamente sull’argomento, sopratutto per questioni di lavoro e la risposta è sempre la stessa, dall’inizio: se lo sapessi probabilmente a quest’ora sarei ricco.
E’ impossibile prevedere quale sarà il prossimo trend, ci sono troppi fattori che influiscono e il più importante è assolutamente random ed imprevedibile: “cosa piacerà e sarà utile (o inutile, tipo facebook) alla gente?”.

Si può perdere tempo cercando di analizzare la situazione attuale che prevede lo sharing di qualsiasi cosa, QUALSISASI, googlare per credere, basta prendere la cosa da cercare in inglese e aggiungerci “social network”.
Che ne so, googlate questi:

  • cooking social network
  • carp fishing social network (ma dimmi te)
  • wine social network
  • beer social network
  • qualsiasibevanda social network
  • qualsiasicibo social network
  • usedpanties social network (grazie nolon per la segnalazione)

 

Cen’è seriamente uno per tutto, è impossibile crearne uno nuovo, credetemi.
C’è chi dice che il futuro sarà il video, ed è in parte vero, c’è chi proprio in questo momento parla di fruizione di contenuti da qualsiasi parte in qualsiasi momento.
Sinceramente non ho più neanche idea di che cosa scrivere, come diceva qualcuno sit back and watch, è certo che a chi viene la prossima idea fenomenale toccherà fare presenza  a uno di quei programmi stile MTV dove si spiega come si è diventati Re Mida 2.0 grazie alle fobie o alle perversioni della gente.
Oppure succederà l’impossibile e si passerà alla qualità e ai contenuti controllati, alle webTV serie dove tutti contenti guadagneranno, dove i publisher monetizzeranno i loro contenuti senza rischi, gli sviluppatori di RIA pascoleranno in campi di soldi fatti per fargli generare applicazioni sempre più avant-garde e performanti e gli utenti, finalmente liberi dalla marea di inutilità che invade la rete forse si troveranno maggiormente disposti a sborsare qualche dollaro per la qualità.

Ma quest’anno no, che c’e’ la crisi. 
/grin
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The next Trend: Web 3.0

di lino, dic.15, 2008, cat. roadmaps

Quale sarà il prossimo trend del web? (Prima che arrivino critiche: Web 3.0 è ironico, penso che morirei se lo chiamassero veramente così, mi è bastato Web 2.0)

Ora abbiamo Facebook (purtroppo) e tutti i social network tipo anobii per i libri, flickr per le foto, youtube per i video, myspace per l’inutilità e così via.

Ma quale sarà la prossima tendenza, la prossima ondata di siti che faranno successo e soldi e riusciranno a farsi comprare dalle Big ed entrare nel firmamento delle stelle del web? Difficile dirlo.

L’UGC (User Generated Content per chi non lo sapesse) ha rotto il cazzo in quanto la rete si è saturata di cose molto poco interessanti dalle quali spuntano poche perle (tante ma rispetto alla spazzatura che circola sono veramente pochissime).
La qualità dei contenuti in rete si è abbassata notevolmente e questo si può vedere facendo qualche click in giro per social networks: ora tutti possono avere visibilità sul Web e ne consegue che chiunque sia in grado di scrivere/girare video/scattare foto può metterle a disposizione del mondo tutto, pur essendo indegno di prendere in mano penna/videocamera/macchina fotografica.
È vero che in mezzo a tutta la massa di contenuti inutili/noiosi/poco interessanti spuntano cose estremamente interessanti che non avrebbero mai potuto vedere la luce in altri modi; è vero che c’è la libertà di parola e di espressione e che per fortuna siamo in tutt’altro che una roccaforte faccista (cit.), per ora, però è anche verò che determinate cose uno se le può risparmiare.

Scusandomi per la divagazione personale sull’UGC, vengo al nocciolo della questione: i contenuti di domani ed il mio augurio su di essi e sulle intenzioni dei colossi della rete:

FILTRATELI, MODERATELI, DISSEZIONATELI, SCEGLIETELI

È ora di aggiungere qualcosa di valore alle già evolute applicazioni di condivisione/visualizzazione, ai miliardi di siti che ci permettono di far sapere agli altri che stiamo per fare un sonnellino sul divano e dopo ci mangiamo una fetta di torta al cioccolato.
Contenuti che portino l’utente a cliccare, ad interessarsi a cosa succede nel sito, WebTV decenti, siti di fotografia gestiti da professionisti che scelgono le foto migliori e pubblicano gallery che uno sarebbe anche disposto a pagare per vedere (come andare a una mostra a Palazzo Reale per intenderci), cose che esistono già per carità eh, però rimangono troppo di nicchia o sono fatte male/poco conosciute, o non ci sono applicazioni particolarmente evolute.
Più contenuti interessanti e scelti, meno exabyte di spazzatura.

Un’altra cosa molto importante è la qualità; ad oggi il sito più famoso di video-sharing è youtube, youtube che per questioni di “compatibilità” encoda i video in Sorenson Spark, un codec antidiluviano, poco performante, brutto da vedere ed esteticamente imbarazzante. Youtube. Sorenson Spark. Dicono che lo usano perché è più supportato: stronzate.
A me sembra una ragione un po’ fine a se stessa dato che è da Flash Player 8 che il codec VP6 della On2 tecnologies è pienamente supportato, e come performance/qualità non ha niente a che vedere con Spark, dato che ancora oggi è molto attuale e viene utilizzato su larga scala avendo una penetrazione del 99% sulle macchine che si affacciano sulla rete.
Youtube in questo dovrebbe imparare da Vimeo che è molto meno utilizzato ma è migliore da ogni punto di vista, player compreso, sia esteticamente che a livello di performance.
(è anche vero che youtube ha la feature high resolution della quale non ho ancora avuto il tempo di scoprire codec/settings ma è un’opzione e non è presente su tutti i video)

Questo per quanto riguarda i contenuti, la prossima volta (tempo permettendo) proverò ad approfondire un pò di più il discorso qualità e parlerò magari di applicazioni, nonostante in questo momento sia abbastanza complicato come argomento.

Amen.

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